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Viaggio in Oman: Isola di Masirah

Il nostro viaggio in Oman ci regalerà anche oggi una grande emozione. Finalmente ci siamo!

Abbiamo percorso molti km attraverso il deserto, abbiamo raggiunto il lago salato, giriamo a destra, e seguiamo il filo nero della nuova strada asfaltata attraverso la bianca, accecante distesa di sale. Ecco l’ufficio della compagnia dei ferry, dove compriamo il biglietto.

Optiamo per il modernissimo ferry delle 1500, barattando la poesia di raggiungere faticosamente l’isola di Masirah a bordo di un lento, antiquato, corroso barcone con sicurezza e velocità.

Il traghetto è tipo aliscafo / bus / aereo, sedili numerati, aria condizionata a volontà, TV schermo piatto con Mr Bean. Molto, molto surreale, condividere le disavventure di Mr Bean con famigliole omanite rigorosamente in abiti tradizionali! Passa un ragazzo e distribuisce bottiglie d’acqua.

Finalmente ci fanno salire sul ponte, all’aperto. La traversata non offre un gran panorama, il braccio di mare è largo e l’acqua abbastanza torbida, ma è calmo e il sole scalda dal vento della navigazione, dunque ci fermiamo fino all’ultimo momento, quando il porto e la città di Masirah si stagliano ormai nettamente all’orizzonte.

Appena sbarcati ci dirigiamo a sud est, arriviamo al nostro confortevole albergo, direttamente sulla spiaggia. Spiaggia in cui le tartarughe depongono le uova. Spiaggia frequentata dai pescatori, motolance velocissime e pick-up, capannello degli acquirenti, e via di nuovo nel pescosissimo mare omanita!

Il nostro programma prevede spiaggia delle tartarughe, subito prima che faccia buio, per orizzontarci. Poi ritorno alla spiaggia con il buio, quando speriamo di avvistare qualche esemplare o i piccoli nati. Domani sarà giro dell’isola, e dopodomani…bè, dopodomani rientro sulla costa, partenza per altre avventure.

Arriviamo sulla spiaggia quasi al tramonto  e cominciamo a camminare, la sabbia è soffice e si sprofonda; non potrebbe essere diversamente, altrimenti come farebbero le tartarughe a scavare il nido? La spiaggia è lunghissima, l’accesso è libero, non vi sono biglietti nè controlli. Completamente isolata, non vi sono case, e la strada principale dista qualche centinaio di metri. Ok chiaro, rientriamo in albergo per la cena e poi torniamo.

La cena è eccellente, il cameriere indiano parla con nostalgia della sua terra, il Kerala: quando gli diciamo che l’ abbiamo visitato ad aprile si illumina con un sorriso a 32 denti!

E’ ora di andare, ci bardiamo contro vento e umidità con kwai, felpa, calzettoni e scarpe da cammino, torcia (proibitissima davanti alle tartarughe!) ma necessaria per arrivare alla sabbia. Siamo sfortunati, la notte è nera, nerissima, non c’è la luna; in cambio le stelle sono vicine e lucenti, sembra di poterle toccare. Dopo poco gli occhi si abituano e riusciamo a vedere almeno le sagome.

La strategia concordata al tramonto prevede di individuare una traccia che dalla battigia risale verso la sabbia asciutta, dove le tartarughe depongono le uova;   alla fine della traccia potremmo trovare: a) nido vuoto, b) nido con tartaruga che depone le uova, c) nido con piccoli che nascono. Le altre opzioni, in ordine sparso, sono piccole tartarughe appena nate in corsa verso il mare, tartarughe arrancanti verso la spiaggia per fare il nido, tartarughe stremate dalla fatica e di ritorno verso il mare.

Caccia al tesoro al via! Risaliamo la prima traccia, risaliamo la seconda, risaliamo la terza: nulla! solo monticelli e cavità, cioè nidi vuoti. Ad un certo punto vediamo un movimento, attenzione!! un brulichio di piccoli che spuntano dalla sabbia, come formichine da un formicaio gigante, e corrono, tentando di superare gli ostacoli, verso il mare.  Sono sfortunati a nascere stassera, non c’è la luna, non c’è la luce che li indirizza verso l’acqua. Le loro probabilità di sopravvivenza sono molto meno della media.

Rimaniamo incantati a vedere questo straordinario spettacolo, non siamo sul divano di casa davanti a Quark, nè davanti ad un documentario del National Geografic: siamo in Oman, a Masirah, sulla spiaggia, e potremmo toccare con mano queste piccole creature.

Dopo un po’ riprendiamo la nostra esplorazione, traccia – nido, traccia – nido, vorremmo vedere almeno una tartaruga, ma è fine settembre,  siamo già al limite della stagione.

Incontriamo due ragazzi, molto piu’ easy di noi: bermuda e maglietta, tremano dal freddo, ma soprattutto sono delusi per non aver visto nulla. Ci dicono che sono inglesi, lavorano a Dubai, fanno un viaggio in Oman durante le vacanze. Loro si limitano a camminare lungo la battigia, ma così potrebbero solo intercettare tartarughe che salgono o scendono, o i pochi piccoli che ce la faranno, hanno pochissime probabilità di avvistamenti; decidiamo di condividere con loro la dritta traccia – nido, diamo coordinate approssimative della zona del nido con i piccoli, gli auguriamo che possano provare la nostra emozione.

E’ tardi, rientriamo in albergo, domani il nostro tour in Oman continua, ci aspetta un’altra giornata intensa: il giro dell’isola di Masirah.

Ma questa, è un’altra storia.

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