Nuovi incredibili reperti romani carbonizzati arricchiscono l’itinerario culturale legato al Parco Archeologico di Ercolano.
Il Parco Archeologico di Ercolano torna a stupire il mondo intero grazie ai risultati scientifici emersi dagli ultimi scavi e dal recente riallestimento dell’Antiquarium cittadino. Una fitta delegazione di giornalisti nazionali e internazionali ha visitato l’area per ammirare da vicino una collezione unica di manufatti lignei di epoca romana antica. La straordinaria modalità di seppellimento dovuta alla celebre eruzione del Vesuvio ha permesso a questi materiali prevalentemente carbonizzati di conservarsi in condizioni eccezionali per quasi duemila anni. All’interno delle teche spiccano mobili di uso quotidiano ancora provvisti delle loro venature originali e delle sfumature cromatiche che caratterizzavano le diverse essenze arboree impiegate dagli artigiani dell’epoca. Tra gli oggetti più emozionanti si segnalano letti patronali, armadi domestici, piccoli tavoli da pranzo e persino una culla perfettamente integra appartenuta a un neonato.
I segreti dell’antica falegnameria romana
Le indagini condotte sui materiali legnosi hanno fornito indicazioni preziose sulla vita quotidiana della città romana prima del cataclisma. Gli archeologi del sito sono riusciti a comprendere le tecniche costruttive utilizzate dai falegnami romani per la realizzazione dei principali arredi domestici d’epoca imperiale. Lo studio delle specie vegetali ha rivelato che il 90% del legname impiegato per le strutture proveniva specificamente dall’abete bianco. Questa scoperta scientifica permette di ipotizzare con certezza che i vicini Monti Lattari e lo stesso Vesuvio fossero all’epoca interamente ricoperti da fitte foreste di questa pianta. La presenza massiccia di questa materia prima sul territorio favoriva un florido commercio locale legato all’edilizia e alla produzione di arredi per le ricche dimore.
La violenza del Vesuvio sulla spiaggia antica
Il primo flusso vulcanico che investì la città fu incredibilmente veloce ed ebbe l’effetto immediato di strappare i tetti dalle case rovesciandoli direttamente sull’antica spiaggia cittadina. Durante le prime campagne di scavo sull’arenile gli archeologi individuarono una quantità impressionante di travi strutturali appartenenti alle coperture dei complessi residenziali più eleganti. Attualmente i reperti vengono tutti recuperati, restaurati con tecniche all’avanguardia e messi in sicurezza per essere esposti al grande pubblico degli appassionati. La direzione del sito sta inoltre completando la costruzione di nuovi moderni laboratori e ampi depositi tecnologici. Questi spazi ospiteranno una sezione interamente dedicata allo studio biologico dei legni carbonizzati per svelare ulteriori dettagli sul clima della Campania antica.
Il legame storico con la Strada Regia delle Calabrie
Il meraviglioso sito archeologico si inserisce oggi all’interno di un più ampio programma di valorizzazione turistica della penisola. La visita della stampa internazionale è avvenuta in occasione del cammino promozionale della Strada Regia delle Calabrie. Questa via di comunicazione millenaria rappresenta l’itinerario storico più importante tra le regioni della Campania, della Basilicata e della Calabria greca. Il progetto di recupero mette finalmente in rete un immenso patrimonio culturale composto da 22 secoli di storia e 260 chilometri di tracciato interamente documentati. Gli esperti hanno lavorato sul campo per ben otto anni consecutivi, camminando a piedi centimetro dopo centimetro con le antiche cartografie alla mano per ritrovare le tracce perdute del percorso.
Un itinerario unico tra borghi e stazioni di posta
La Strada Regia delle Calabrie collega oggi 45 città e piccoli borghi rurali custodi di tradizioni secolari e antiche eccellenze enogastronomiche locali. Lungo il cammino si incontrano 15 paesi che ospitavano le antiche stazioni di posta per il cambio dei cavalli dei viaggiatori. Il percorso vanta la presenza ravvicinata di 5 siti Unesco, 4 province diverse, 3 parchi nazionali e ben 40 taverne ottocentesche perfettamente conservate. Nei tratti più selvaggi, immersi in boschi meravigliosi, i ricercatori hanno persino identificato il basolato originale della Consolare Romana che univa stabilmente il Meridione al Nord della penisola. Questa sinergia trasforma il viaggio in Campania in un’esperienza totale che unisce l’archeologia marittima al turismo lento delle aree interne.


