Nel cuore della Ciociaria, Alatri custodisce un patrimonio straordinario di monumenti antichissimi, riti religiosi suggestivi e tradizioni popolari che raccontano secoli di storia e identità culturale
Conosciuta nell’antichità con il nome di Aletrium, la città di Alatri era uno degli insediamenti degli Ernici, popolazione che viveva alle pendici dell’omonima catena montuosa, nella piana dell’attuale Ciociaria laziale. Altre importanti città della Lega Ernica erano Anagnia, Ferentinum e Verulae, oggi rispettivamente Anagni, Ferentino e Veroli.
I monti Ernici erano chiamati dai romani Hernica Saxa, come ricorda Virgilio in un passo dell’Eneide, e proprio a questa denominazione ha deciso di ispirarsi il Comitato organizzatore diretto dal Dr. Antonio Ribezzo, Presidente dell’Archeoclub d’Italia – Ferentino, che dai primi del 2025 ha operato per proporre la candidatura congiunta dei Comuni di Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli a Capitale Italiana della Cultura 2028. La candidatura ha raccolto il sostegno convinto, oltre che delle istituzioni e degli abitanti di queste quattro città, anche di tutti i rimanenti Comuni della provincia di Frosinone e della stessa Regione Lazio.
Situata nella provincia di Frosinone, Alatri è una delle città più affascinanti del Lazio meridionale e rappresenta un esempio straordinario di continuità storica, poiché il suo tessuto urbano conserva testimonianze che vanno dall’età protostorica fino al Medioevo e all’età moderna, offrendo al visitatore un percorso ricco di suggestioni tra architetture antiche, piazze storiche e panorami che raccontano il rapporto profondo tra il territorio e le comunità che lo hanno abitato.
I monumenti storici di Alatri
Il patrimonio storico monumentale di Alatri è particolarmente ricco e comprende alcuni dei siti archeologici e religiosi più significativi dell’Italia centrale, che testimoniano la lunga storia della città e la sua importanza già in epoca preromana, quando il centro faceva parte della cosiddetta civiltà dei popoli italici che abitavano l’area dell’odierno Lazio meridionale.
Il monumento più celebre di Alatri è senza dubbio l’Acropoli, una straordinaria struttura fortificata situata nella parte più alta della città, che domina l’intero territorio circostante e rappresenta uno degli esempi meglio conservati di architettura megalitica dell’Italia centrale, attirando studiosi e visitatori interessati a comprendere le tecniche costruttive utilizzate dalle antiche popolazioni italiche.
Le mura megalitiche di Alatri sono formate da enormi blocchi di pietra perfettamente incastrati tra loro senza l’uso di malta, una tecnica costruttiva che ancora oggi suscita meraviglia per la precisione con cui le pietre furono lavorate e posizionate, dimostrando un livello di conoscenze tecniche sorprendente per un’epoca così remota.
Gli studiosi ritengono che i massi siano stati ricavati direttamente dalla parte superiore dello sperone di roccia dell’acropoli, con il duplice vantaggio di livellare la sommità della collina e poter posizionare i massi lasciandoli scendere verso il basso; nondimeno suscita ammirazione la competenza tecnica degli architetti antichi.
Le impressionanti dimensioni dell’Acropoli
Il perimetro delle mura è di 2 km, con un andamento che secondo alcuni studiosi richiamava la costellazione dei Gemelli. Lo spigolo sudorientale, detto Pizzo Pizzale, presenta l’altezza massima delle mura con 14 massi sovrapposti per una altezza di 17 metri. L’acropoli, oltre alla rampa d’accesso, presenta due porte: la Porta Maggiore e la Porta Minore o dei Falli.
La grandiosità e l’ottima conservazione del recinto murario suscitarono grande ammirazione nello scrittore tedesco Ferdinand Gregorovius, che visitò Alatri nel suo Grand Tour e dichiarò di aver provato per l’Acropoli un’emozione maggiore di quella per il Colosseo, come ricorda una targa affissa alle mura.

Adiacente alle mura si vedono ancora i resti della strada coperta realizzata dal censore Lucio Betilieno Varo nella seconda metà del II secolo a.C. per collegare l’acropoli al foro cittadino. Betilieno, nativo di Alatri, fu un grande mecenate della città, per la quale, oltre al citato portico, costruì a sue spese un acquedotto per portare ai concittadini l’acqua delle sorgenti dei monti Ernici.
Oggi, al posto della strada di Betilieno, si accede alla sommità dell’Acropoli con una rampa che i cittadini di Alatri realizzarono nel 1843 in occasione della visita di papa Gregorio XVI, rampa che costeggia il lato nord delle mura e che in onore del papa ha preso il nome di via Gregoriana.
La Cattedrale di San Paolo
Alla sommità dell’Acropoli si erge la chiesa principale di Alatri, la Cattedrale di San Paolo. La data precisa di nascita non è nota, ma i primi riferimenti storici risalgono già al 930; sappiamo che fu consacrata dal Papa Urbano II nel 1091 e che nel 1132 vi furono deposte le reliquie di San Sisto, oggi patrono della città.
Nella basilica è conservata un’antica reliquia oggetto di grande devozione popolare: per i credenti si tratterebbe di un’ostia trasformatasi miracolosamente in carne nel XIII secolo. La veridicità di tale avvenimento ha ottenuto il riconoscimento della Chiesa cattolica tramite una bolla papale inviata da Gregorio IX al vescovo Giovanni V, bolla custodita nella Cattedrale stessa, nella cappella dedicata al miracolo.
Il miracolo dell’ostia incarnata (detto Transustanziazione) di Alatri è uno dei quattro miracoli eucaristici principali, laddove gli altri come noto avvennero a Bolsena, Lanciano e Siena.
Altro importante elemento che compare nella Cattedrale è la statua di San Sisto, in legno ricoperto da una lamina di argento, del peso di oltre sette quintali che 25 robusti portatori portano in processione nella festa del patrono, il Mercoledì in Albis.
Altre chiese di Alatri
Oltre alla Cattedrale di San Paolo, Alatri conserva un patrimonio religioso molto significativo, che riflette il ruolo centrale che la fede cristiana ha avuto nella storia della città e nella formazione della sua identità culturale e sociale nel corso dei secoli.
La piazza centrale della città, Piazza Santa Maria Maggiore (dove si trovava in antichità il foro romano) ospita l’omonima chiesa, eretta sui resti di un antico tempio pagano dedicato a Giove le cui tracce sono state rinvenute nel corso di scavi. La trasformazione in chiesa cristiana avvenne probabilmente nel V secolo, ma ne troviamo le prime citazioni esplicite alla metà del 1100.
Caratterizzata da un enorme rosone che presenta curiosamente un tondo centrale inscritto in un quadrato, Santa Maria Maggiore ospita al suo interno due immagine sacre molto venerate dagli Alatresi: l’icona di Madonna col Bambino detta Madonna della Libera, e la statua lignea policroma di Maria in trono col Bambino detta Madonna di Costantinopoli per l’accostamento ai canoni artistici bizantini.

Molto importante è anche la chiesa di San Francesco, costruita nel XIII secolo e legata alla diffusione dell’ordine francescano nel territorio ciociaro. La chiesa esibisce i frammenti di un vecchio mantello che secondo la tradizione sarebbe appartenuto a San Francesco e regalato alla città in occasione di un suo passaggio. Inoltre nel contiguo convento, in un’angusta intercapedine, si trova un curioso affresco di notevole interesse raffigurante un Cristo Pantocratore al centro di un labirinto.
Tradizioni popolari e riti religiosi di Alatri
Oltre ai monumenti storici, Alatri è conosciuta anche per le sue tradizioni popolari, che continuano a essere tramandate di generazione in generazione e rappresentano uno degli aspetti più vivi della cultura locale, perché coinvolgono direttamente la popolazione e mantengono vivo il legame con il passato.
Nel corso dell’anno la città di Alatri ospita infatti numerose manifestazioni religiose e popolari che trasformano le strade e le piazze del centro storico in luoghi di partecipazione collettiva, dove fede, folklore e identità territoriale si intrecciano in modo molto suggestivo.
La processione del Venerdì Santo è uno degli eventi religiosi più intensi e partecipati di Alatri, poiché coinvolge confraternite, figuranti e fedeli in un corteo solenne che attraversa il centro storico creando un’atmosfera carica di emozione e spiritualità.
Molto importante è anche la citata processione di San Sisto che si svolge nel Mercoledì in Albis, quando la statua del santo patrono viene portata in processione tra le vie della città tra canti, preghiere e una grande partecipazione popolare che testimonia la devozione radicata nella comunità.
Riti e folklore nella vita della comunità
Accanto alle celebrazioni religiose, il Palio della Ruzzola rappresenta invece una tradizione di carattere più ludico e popolare, infatti questa antica gara consiste nel far rotolare lungo un percorso una forma di formaggio legata a una corda, in una competizione che richiama usanze contadine molto antiche.

L’infiorata del Corpus Domini trasforma invece le strade di Alatri in un grande tappeto di petali colorati, perché volontari e artisti locali realizzano elaborate composizioni floreali che accompagnano il passaggio della processione religiosa in uno spettacolo di grande suggestione visiva.
Tra le manifestazioni più caratteristiche di Alatri spicca anche la Fiera delle Cipolle, una festa popolare che celebra uno dei prodotti agricoli più tradizionali del territorio e che richiama visitatori da tutta la provincia con stand gastronomici, mercati e momenti di intrattenimento.
Attraverso queste tradizioni, Alatri continua dunque a raccontare la propria storia non soltanto attraverso i monumenti e i documenti del passato, ma anche tramite riti, feste e costumi che permettono alla comunità di mantenere vivo il legame con le proprie radici culturali.
Riferimenti utili
Pro loco di Alatri: Via Cesare Battisti 7 tel. 0775 435318 mail alatriproloco@libero.it www.prolocoalatri.it
Guida turistica abilitata: D.ssa Francesca Ascenzi tel. 346 0226552 mail ascenzi.francesca94@gmail.com
Soste pranzo consigliate:
– Ristorante Tre Grana Via S. Francesco 14 tel. 333 4870021 o 0775 441734 mail info@tregrana.it sito web www.tregrana.it
– Brio Viale Duca d’Aosta 1 tel. 0775 442948 mail info@brioalatri.it sito web www.brioalatri.it.
Ugo Dell’Arciprete


