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Progetto Veneto Waterways – Caorle, la piccola Venezia sospesa tra mare e laguna

Caorle, cittadina veneta affacciata sul mare Adriatico, è un importante snodo di quell’intrico di vie d’acqua sfruttate già secoli fa dalla Serenissima per il trasporto di persone e merci, e rilanciate ora in chiave turistica.

Caorle, con le sue spiagge dorate, è già da tempo una delle più importanti mete turistiche italiane.
La sua vicinanza e la qualità dell’offerta attira grandi quantità di vacanzieri tedeschi e austriaci, che nel 2019, sommati a italiani e altri stranieri, hanno portato a un totale di quasi 4,5 milioni di presenze.
Molti restano sorpresi nello scoprire che nella graduatoria italiana delle presenze in strutture ricettive Caorle e altre spiagge venete come Jesolo si piazzano subito a ridosso delle grandi città d’arte Roma, Venezia e Firenze.

Ma questa parte di Italia ha troppe bellezze per limitarsi a richiamare i turisti solo per prendere il sole in spiaggia, è importante valorizzare anche il vicino entroterra. È questo l’obiettivo di Slow Flow – Veneto Waterways Experience, una rete di operatori turistici accomunati dalla passione per le bellezze naturali del Veneto e dalla voglia di condividere il proprio know-how con gli amanti del turismo lento, responsabile e sostenibile.

L’iniziativa si basa sul progetto “Veneto Waterways: le vie dell’acqua tra natura e cultura”, che mira a promuovere il Veneto come destinazione navigabile per diporto, attraverso la combinazione di proposte esperienziali e vacanze Slow&Green (itinerari ed escursioni fluviali e lagunari, pescaturismo, esperienze bike&boat, degustazioni in barca, ristoranti, cantine, casoni, Ville e Castelli lungo le vie navigabili, kayak, cicloturismo, etc.).”

Il progetto “VENETO WATERWAYS: LE VIE DELL’ACQUA TRA NATURA E CULTURA” è stato finanziato con il POC della Regione Veneto – Programma Operativo Complementare al FESR 2014-2020. Azione 3.3.4/D – D.G.R. n. 1392/2020 per un investimento complessivo di Euro 588.913,22.

Ai fini della promozione del progetto Slow Flow si visita il territorio con i mezzi che più si addicono a queste pianeggianti distese di terra e acqua: la bici e la barca.

Con il supporto del noleggio bici Bike and Go e del boat rental Greenboat Rental & Tours, e con l’organizzazione dell’Agenzia Turistica Blu Est Travel & Tours, è stato possibile avere una rapida ma esauriente panoramica delle attrattive caorlotte.

A partire naturalmente dal borgo stesso, abitato pittoresco che si affaccia sul Mare Adriatico e dalle cui mareggiate è difeso da una sorprendente opera d’arte: infatti grazie al concorso internazionale “ScoglieraViva. Sculpting the Sea”, ogni due anni scultori di fama internazionale trasformano alcuni dei massi della scogliera in una vera galleria d’arte contemporanea a cielo aperto.

Proprio vicino alla scogliera, sulla lingua di terra da cui parte la spiaggia di levante, sorge la chiesa più amata dai caorlotti, la Madonnina dell’Angelo, considerata protettrice dei pescatori.
Tale dedica va ascritta alla leggendaria origine della chiesa, secondo cui nel medioevo dei pescatori trovarono in mare una statua lignea della Vergine e la portarono a terra proprio dove ora sorge la chiesa. La devozione popolare richiese la costruzione di un Santuario, più volte ristrutturato fino alla versione attuale, a cui sono attribuiti fatti miracolosi come quello del 1727, quando una violenta mareggiata ruppe i deboli argini e l’acqua invase tutto l’abitato.
Tuttavia la chiesa dell’Angelo, che custodiva la statua della Vergine, sarebbe rimasta completamente all’asciutto, sebbene l’entrata non fosse nemmeno chiusa da una porta. L’evento miracoloso è ricordato ancora oggi in due lapidi apposte ai lati del portone d’ingresso del Santuario.

Il lato più “istituzionale” dell’architettura religiosa di Caorle è invece rappresentato dal Duomo, dedicato a Santo Stefano, le cui origini risalgono al VI secolo. Elemento caratteristico di questa chiesa è il campanile che, con la sua caratteristica forma cilindrica e sormontato da cuspide conica, è unico nel suo genere tra le torri medievali che sono giunte intatte fino ai nostri giorni. Oltre alla sua normale funzione di torre campanaria, in passato il campanile aveva anche una funzione di faro, per aiutare le barche da pesca a rientrare in porto nelle notti di nebbia.

A parte queste due strutture religiose, e trascurando naturalmente la sterminata serie di alberghi e pensioncine destinati ad accogliere i milioni di vacanzieri, l’altra parte di Caorle meritevole di visita è il borgo antico, con i suoi calli e campielli, i colori brillanti delle case dei pescatori oggi rimesse a nuovo, e la bellezza degli antichi palazzi nobiliari.

Molto suggestivo anche attraversare Rio Terrà delle Botteghe, la via principale piena di locali tipici e di negozi; in numerosi punti è possibile osservare delle linee bianche visibili sulla pavimentazione che indicano i confini del canale che un tempo attraversava il centro storico, interrato come dice il nome nel XIX secolo.

Prima di lasciare la città per i dintorni lagunari è d’obbligo una visita al Museo nazionale di archeologia del mare, inaugurato nel 2014 per ospitare reperti recuperati nell’antistante mare Adriatico. Gli oggetti esposti spaziano dalle classiche anfore e vasellame dell’antica Roma a resti di guerre recenti come il brigantino Mercurio, imbarcazione da guerra affondata nel 1812 negli scontri navali fra i napoleonici cui erano alleati i veneziani e gli inglesi.

Il ritrovamento del relitto a sette miglia dalla costa, insieme alle dettagliate informazioni sull’equipaggio grazie al ruolo di bordo conservato nell’Archivio di Stato di Venezia, hanno permesso di raccogliere una grande messe di informazioni che hanno giustificato la consacrazione al Mercurio dell’intero piano terra. In questa nuova sezione, per rendere la visita più immersiva ed “esperienziale”, sono stati realizzati dispostivi multimediali e interattivi, schermi touch che permettono di esplorare la ricostruzione del Mercurio o lo scavo del relitto, dispositivi che permettono di sfogliare documenti digitalizzati come il ruolo di bordo e le videoproiezioni usate per “aumentare” la capacità narrativa degli oggetti e degli eventi più significativi. In un’altra sala si trovano la ricostruzione della poppa in scala reale, armata con le carronate, la riproduzione in scala 1:2 delle ordinate del vascello e alcune vetrine in cui sono stati esposti i reperti rinvenuti nello scavo subacqueo corredati da pannelli.

È tempo adesso di uscire dalla città e dirigersi pedalando verso la laguna di Caorle, territorio palustre che nei suoi ampi spazi, regno degli uccelli migratori e dei canneti, ha sempre visto la presenza di due soli tipi di esseri umani: i pescatori che dalle acque della laguna traevano il sostentamento delle loro famiglie, e i pochi patrizi che vi avevano eretto le loro dimore di campagna. Una di queste ha avuto anche un rilevante ruolo letterario, poiché vi fu ospite negli anni ’50 il grande scrittore Ernest Hemingway, che vi ambientò il suo romanzo Di là dal fiume e tra gli alberi.

La laguna è diventata oggi un’area naturalistica che protegge la sua flora particolare e i moltissimi uccelli migratori e stanziali, ma in passato era qui che vivevano i pescatori con le loro famiglie, nelle tipiche abitazioni in legno e canna palustre dette casoni, visibili ancora oggi.

La stagione della pesca era soprattutto l’autunno/inverno, il periodo in cui si praticava la cosiddetta “fraima”, ovvero la cattura del pesce che cerca di uscire dalle valli e raggiungere il mare. Infatti all’avvicinarsi dell’inverno i pesci sentono il naturale richiamo del mare e si preparano per una sorta di migrazione contraria – la cosiddetta smontata – che li porta ad incanalarsi in massa verso la bocca della valle, pronti a raggiungere le acque salate.

Il pescatore e la sua famiglia si preparavano quindi a ritornare al loro casone, dove avrebbero passato vari mesi intercettando con le loro reti il transito dei pesci. Come era tradizione un tempo, l’inizio di qualsiasi attività lavorativa campestre come la mietitura, la vendemmia, ma anche la fraima, doveva ricevere la benedizione divina, e nacque così quella che viene tradizionalmente chiamata “Festa della Madonna dei fagotti”.
Nel periodo intorno all’8 settembre, i pescatori si recavano al porto formando una vera e propria processione, muniti dei loro vestiti e degli attrezzi per la pesca racchiusi in un fagotto. Una volta giunti alle loro imbarcazioni ricevevano la benedizione del sacerdote, quindi potevano partire per la laguna.

Oggi la maggior parte dei casoni sono privati, ma le imbarcazioni turistiche che operano in laguna, oltre ad un suggestivo percorso fra canali e terre emerse, spesso fanno soste che permettono di visitare anche i casoni. La navigazione consente anche di osservare altri tipici manufatti presenti nella laguna, le cosiddette coveglie. Si tratta di strutture a cupola di canne palustri, ancorate al fondale per tutta la stagione venatoria, che consentono ai cacciatori autorizzati di entravi dentro con la barca e appostarsi per colpire i volatili di cui è consentita la caccia.

Sulle terre emerse del territorio lagunare sorgono invece alcune aziende agricole, e a circa 3 chilometri da Caorle vale la pena una visita al borgo rurale di Ca’ Corniani (che oggi ospita anche una prestigiosa cantina), il primo esempio di intervento di bonifica ad opera di privati nelle paludi venete, avvenuto nell’800.
La famiglia Corniani acquistò quest’area lagunare nel 1600 per cederla a metà ‘800 alle Assicurazioni Generali che avviarono il progetto di bonifica attraverso la costruzione, nel 1879, dell’impianto idrovoro.

Oggi Ca’ Corniani è la più estesa delle aziende agricole di Genagricola ed è un vero e proprio centro di sperimentazione per quanto riguarda tecnologia e produttività. L’azienda inoltre è diventata centro poli-funzionale grazie alla volontà di valorizzare il territorio e di promuovere il patrimonio storico e culturale.

Tanti sono quindi i motivi di interesse che invogliano a fare una visita a Caorle e alla sua laguna.

La città (il cui nome deriva dal latino Caprulae, piccole capre, che popolavano nell’antichità i boschi vicini) è inserita tra i Borghi Storici Marinari – Gioielli d’Italia.

Presso l’Ufficio IAT in Rio Terrà, in pieno centro, è presente un punto informativo dedicato ai Borghi del Veneto.

Ugo Dell’Arciprete

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