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Uno sguardo a Ferrara e alle sue delizie (non solo Estensi)

La casata degli Estensi, che governò per secoli il Ducato di Ferrara, fece costruire una serie di residenze di campagna dette Delizie Estensi, inserite dall’UNESCO nell’elenco dei patrimoni dell’umanità. Ma il visitatore troverà a Ferrara anche altre delizie, come i tipici cappellacci di zucca o la salama da sugo.

Gente gaudente, gli Estensi, tipici progenitori di quello spirito di sagace bonomia e gusto per la tavola, l’arte e la natura che ancora oggi caratterizza l’Emilia Romagna. Un po’ per sfuggire d’estate alla opprimente calura della bassa Padana, un po’ per visitare periodicamente vari punti del loro Ducato e riaffermare così con la presenza fisica il loro potere, gli Estensi si dotarono di queste abitazioni principesche, aperte alla vita di corte e caratterizzate dal legame tra natura e artificio, quindi prevalentemente luoghi di piacere e di svago.

Di Delizie Estensi, tra la città e la campagna, se ne contavano 53, situate nel territorio ferrarese e rodigino, fatte erigere in un periodo che va dalla fine del Trecento a metà del Cinquecento. Queste almeno sono le delizie “locali”, ma va ricordato che la stessa concezione fu replicata anche in altre località da esponenti della casata trapiantati altrove.

L’esempio più famoso di questo comportamento è la notissima Villa d’Este a Tivoli, voluta dal cardinale Ippolito d’Este, quando Papa Giulio III lo nominò governatore a vita di Tivoli e del suo territorio in ringraziamento per l’essenziale contributo dato alla propria elezione al soglio pontificio.

Ma torniamo a Ferrara e al suo territorio, che si candidano come una delle più interessanti mete per una visita, così come tante di quelle splendide località italiane che restano un po’ in ombra dietro le grandi città d’arte assaltate dal turismo (Roma, Firenze, Venezia), ma che nascondono tesori incredibili di arte, cultura e gastronomia.

Un po’ di storia

Nata verso la fine del sesto secolo, nel mezzo delle lotte tra invasori barbari, bizantini dell’esarcato di Ravenna e crescente potere temporale del papato, Ferrara si sviluppa durante il medioevo come uno dei tanti borghi italiani dell’epoca, con la classica ragnatela di vicoli stretti e tortuosi dentro una cerchia di mura, con al centro la cattedrale e il palazzo del podestà.

Il salto di qualità arriva nel XIII secolo, quando gli Este, un po’ con le armi e un po’ con accorte scelte matrimoniali, diventano i signori indiscussi della città. Nonostante ricorrenti scaramucce di confine con la nascente potenza veneziana, per quasi tre secoli sotto gli Estensi Ferrara è capitale di uno stato piccolo ma culturalmente attivissimo. Poeta di corte è Ludovico Ariosto, celebre autore dell’Orlando furioso.

Al successo di Ferrara contribuisce il fatto di essere in ottimi rapporti con il papato, e quindi di goderne la protezione morale e politica. Infatti il territorio su cui regnano gli Estensi resta parte dello Stato Pontificio, ma la casata lo governa in grande autonomia su mandato del Papa, a cui naturalmente versa abbondanti tasse.

La benevolenza pontificia raggiunge il suo culmine nel 1471 quando il Papa nomina Borso d’Este duca. Il fratellastro Ercole I d’Este, suo successore, fa raggiungere alla città il massimo splendore realizzando, nel 1492, la cosiddetta Addizione Erculea, progetto urbanistico di Biagio Rossetti che rese Ferrara la prima città moderna d’Europa e che ampliò verso nord la superficie cittadina su uno schema razionale, con vie larghe e rettilinee, incroci studiati anche dal punto di vista scenografico, nuove piazze e grandi palazzi rinascimentali.

Questa espansione urbanistica ebbe anche il merito di far ricadere esattamente al centro della nuova area cittadina il famoso Castello Estense, il monumento più rappresentativo della città, che prima era addossato al lato nord delle mura. Una delle più belle testimonianze di architettura militare del Rinascimento, il castello con le sue quattro torri permette una vista panoramica sull’intero territorio.

La struttura urbana

È da qui che parte normalmente la visita di un turista a Ferrara, anche perchè nel cortile del castello è ubicato un efficiente ufficio del turismo. Nel corso della visita apparirà evidente la netta divisione della città in due parti, quella medioevale a sud, con i suoi vicoli, e quella rinascimentale a nord, con ampi viali.

Nella sezione medioevale i punti di maggiore interesse sono la bellissima Cattedrale di San Giorgio, purtroppo attualmente non visitabile all’interno per i danni provocati dal terremoto dell’Emilia del 2012, il Palazzo Municipale, che fu dimora degli Estensi prima che adattassero a loro dimora il castello, in origine fortezza solo militare, e il Palazzo Schifanoia.

Quest’ultimo è l’unica Delizia Estense rimasta dentro le mura cittadine, oggi sede museale. È celebre per i suoi affreschi del Salone dei Mesi, tra i cicli pittorici più importanti del Quattrocento italiano. Il nome della sala deriva dalle personificazioni dei mesi dell’anno; ad ogni mese corrispondono il relativo segno zodiacale e varie allegorie con le attività lavorative tipiche di quel mese.

Nella zona rinascimentale sono degni di nota i grandi palazzi che le principali famiglie dell’epoca fecero a gara per edificare lungo l’attuale Corso Ercole I d’Este, il principale asse viario che partiva direttamente dal castello verso nord. Più la famiglia era importante, più vicino al castello era il suo palazzo.

Esemplare senza dubbio più bello è il Palazzo dei diamanti, progettato da Biagio Rossetti per conto di Sigismondo I d’Este, fratello del duca Ercole I d’Este. Caratteristica principale, che dà il nome al palazzo, è il bugnato esterno a forma di punte di diamante. I circa 8.500 blocchi di marmo bianco venato di rosa creano pregevoli effetti prospettici grazie alla diversa conformazione delle punte, orientate diversamente a seconda della collocazione in modo da catturare al meglio la luce.

Molto suggestiva, ai confini nord della zona rinascimentale, è la Certosa. Nata come monastero certosino nel XV secolo, fu abbandonata dai frati all’epoca dell’invasione napoleonica ed i suoi ampi prati sono oggi adibiti a cimitero principale della città, oltre ad ospitare saltuariamente eventi musicali.

Il territorio

Come detto, la maggior parte delle Delizie Estensi ancora esistenti e visitabili sono dislocate nella campagna intorno Ferrara, soprattutto tra la città e la costa adriatica. La natura pianeggiante del territorio e la relativa vicinanza delle Delizie tra loro e verso la città rendono assolutamente consigliabile, almeno nella bella stagione, una visita in bicicletta.

Un itinerario tipico, alla portata di qualsiasi pedalatore in buona salute, è quello che inizia con un percorso sull’argine della riva destra del Po (necessariamente breve, perchè a volerla percorrere tutta la Destra Po misura 125 Km). Si può poi girare verso l’entroterra per visitare la Delizia di Fossadalbero, edificio storico che sorge nell’omonima frazione di Ferrara. Trasformato oggi in struttura ricettiva, il suo parco alberato e gli ampi saloni sono ideali per una sosta ristoratrice dopo la prima pedalata.

Poco più avanti si arriva a Copparo, nei cui pressi si trova la suggestiva pieve di Santa Maria di Savonuzzo, popolarmente conosciuta come pieve di San Venanzio. Piccola chiesa dalla semplice architettura romanica, venne eretta nel 1344, come ricordato sulla lapide murata sulla facciata. Un restauro conservativo al termine del XX secolo ha permesso di recuperare, pur parzialmente, gli affreschi di scuola bolognese dipinti alle pareti interne che rappresentano episodi della vita della Vergine Maria e risalenti all’epoca della sua costruzione.

A pochi passi dalla Pieve, in posizione perfetta per la pausa pranzo, si trova il rinomato ristorante Abate Ghiotto, meta frequente di matrimoni e battesimi per il suo bel parco ombroso.

Ultima tappa del nostro giro è la Villa della Mensa, antica villa del XV secolo annoverata tra le Delizie. La Villa porta questo nome perché in passato era centro di raccolta di generi alimentari destinati alla Mensa Arcivescovile di Ferrara. Oltre a radunare frutta e verdura delle campagne circostanti vi venivano allevati in grandi quantità i piccioni, allora piatto prelibato per le mense dei ricchi, come dimostrato dai numerosi colombari che si aprono sulla facciata del palazzo.

Per terminare il giro in relax, senza macinare altri chilometri sul sellino, si può arrivare al vicinissimo paese di Sabbioncello San Vittore e prendere una motonave che risalendo il Po di Volano porta fino alla darsena di Ferrara.

Consigli di viaggio

Anche se una visita approfondita richiederebbe vari giorni, a chi dispone di poco tempo può bastare un weekend per fare conoscenza con Ferrara e le sue delizie. Arrivando il venerdì sera si può dedicare il sabato alla scoperta delle location più significative in città e la domenica ad un piacevole tour delle delizie in campagna.

Un simile programma è facilitato dal fatto che Ferrara è veramente facile da raggiungere, sia in macchina essendo interconnessa con la rete autostradale che in treno, essendo situata sulla linea Roma-Venezia servita da innumerevoli treni sia ad alta velocità che locali. Un week end a Ferrara è facilissimo da organizzare, sia per chi viene da tutte le località della fascia padana, sia per chi magari sta trascorrendo una vacanza in riviera romagnola.

Riferimento imprescindibile per pianificare al meglio la visita è Visit Ferrara, il Consorzio degli operatori turistici della Provincia di Ferrara. Il sito https://www.visitferrara.eu/it/ oltre alla classiche sezioni “Dove dormire” e “Dove mangiare” propone una ampia scelta di Attività & Servizi, tra cui:

  • Pacchetti ciclo-turistici
  • Passeggiate a cavallo
  • Mini crociere sui rami del Po
  • Visita alle Valli di Comacchio
  • Birdwatching nel Delta del Po

e tanto altro ancora.

Last but not least, come ricordavamo nel titolo Ferrara non offre solo bellezze artistiche e naturalistiche ma anche delizie per il palato. Limitandoci ai soli piatti tipici di Ferrara (ma ricordando che in generale qui si mangiano ottimamente tutti i piatti della tradizione emiliana come tagliatelle e salumi), tra i primi piatti vanno ricordati i cappellacci di zucca al ragù o al burro e salvia, e il pasticcio di maccheroni alla ferrarese, che si presenta come un involucro di pasta frolla dolce a forma di cupola ripieno di maccheroni, ragù, besciamella e tartufo, il tutto cotto al forno.

Tra i secondi il piatto più rappresentativo della città è senz’altro la salama da sugo, un salume di carni di maiale tipico della zona, che viene cotta e servita calda con purè di patate in inverno oppure affettata fredda d’estate. Tutti i piatti vengono di norma accompagnati dal pane tipico locale detto coppia ferrarese, protetto del marchio IGP, e spesso da assaggi di piadina romagnola o da pinzini, nome dato localmente alle soffici frittelle meglio conosciute in tutta l’Emilia come gnocco fritto.

La produzione dolciaria non presenta specialità davvero caratteristiche di Ferrara; d’altra parte come dessert si può tranquillamente scegliere tra le tante varietà di frutta di cui la provincia ferrarese è uno dei più grandi serbatoi d’Italia.

Non resta insomma che decidere quando programmare una prossima visita a Ferrara, per godere di tutte le sue delizie.

Ugo Dell’Arciprete

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