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Rivello, il borgo che fa giustamente rima con gioiello

E davvero è un gioiellino nascosto Rivello, paese lucano nell’alta Valle del Noce, sopra Maratea, già importante al tempo dell’antica Roma e che conserva tesori d’arte venuti nei secoli successivi. A questi si affiancano una natura incontaminata, il fascino dei suoi vicoli a scalette e un ritmo di vita rilassato, da bei tempi antichi.

Da non confondersi con la quasi omonima Ravello, nota località della costiera amalfitana, Rivello si trova nel versante tirrenico della Basilicata, vicinissimo alla strada che tanti vacanzieri diretti al mare di Maratea percorrono dopo essere usciti al casello di Lagonegro. Il paese non può sfuggire all’occhio di quei vacanzieri, visto che si trova appollaiato in posizione scenografica su un rilievo proprio a fianco della strada, ma purtroppo quasi tutti probabilmente si limitano a commentare “Carino quel paesino!” e poi corrono alle agognate spiagge.

Farebbero bene invece a fare una deviazione, o magari tornare indietro per una visita nei giorni in cui il meteo sconsiglia il mare, perché tante sono le attrattive di Rivello. A partire dalla sua conformazione, perché la collocazione del centro storico su un’altura lo ha fatto sviluppare con un labirinto di stradette strette e quasi tutte a scale, tanto che l’unica soluzione per apprezzarne il fascino consiste nel lasciare la macchina in basso, nella zona moderna, o nel belvedere in cima raggiungibile in auto, e poi perdersi nei vicoletti dove le case si fondono in un tutt’uno con antiche chiese e perfino tratti di mura.

Il rilievo montuoso su cui sorge il borgo storico si articola su tre collinette degradanti, nell’ordine da nord a sud e dalla più alta alla più bassa la Motta, la Serra e il Poggio. In realtà non è del tutto esatto definire questo il “borgo storico”, perché il nucleo insediativo originario si era sviluppato prima ancora della conquista romana sulla prospiciente collina di Serra Città, dove sono stati rinvenuti importanti resti archeologici.

Quell’insediamento, col nome di Sirinos, acquistò rilievo sotto i Romani, in quanto importante stazione di posta lungo la via Capua-Regium, costruita nel 132 a.C. per collegare Roma a Reggio Calabria, ma la caduta dell’impero e le invasioni barbariche portarono al temporaneo declino di Sirinos. La rinascita nel luogo attuale avvenne intorno al secolo VIII, quando si stabilizzarono i due potentati dell’epoca: i longobardi e i bizantini.

Curiosamente la nuova Rivello non nacque da una sola di queste popolazioni, ma da tutte e due insieme: i longobardi occuparono la parte alta, la Motta, costruendovi il proprio centro religioso con la chiesa di San Nicola, di rito latino, mentre i bizantini si insediarono sul Poggio, dedicando alla Madonna la chiesa di Santa Maria del Poggio, di rito greco. La convivenza dei due gruppi non fu sempre pacifica, tanto che nel medioevo le due parti del paese erano separate da vere mura, con due porte che al tramonto venivano chiuse per impedire sconfinamenti e conflitti.

Spetterebbe comunque al gruppo dei bizantini, a quanto pare, l’onore di dare il nome al nuovo insediamento. Infatti qualche tempo prima era stata distrutta sulla costa campana, ad opera dei pirati saraceni, la città di Velia, fondata da coloni greci. Sarebbero stati proprio i fuggitivi eleatici a stabilirsi sul Poggio, come si può capire leggendo il motto del paese che recita: “Iterum Velia Renovata Rivellum” (VeIia di nuovo ricostruita è Rivello), nonché un’altra iscrizione nella chiesa di San Nicola che riporta: “Olim Velia, Nunc Renovata Rivellum”.

Passando nelle mani di vari feudatari, Rivello ha man mano dimenticato l’originale divisione tra le comunità, diventando un importante centro di artigianato e commercio, in particolare per la lavorazione orafa e del rame, esportate in giro per il mondo. A memoria di questa fiorente attività, dal 2018 Rivello è gemellato con la cittadina di Héllin, nella zona sud-orientale della Spagna, in cui è stato inaugurato il “Jardín de los caldereros de Rivello” (Giardino dei calderai di Rivello). L’artigianato ha ormai un ruolo meno rilevante nell’economia locale, che punta molto sul turismo, sotto la dinamica guida del sindaco Franco Altieri.

Il ricco passato di Rivello appare evidente anche dalle notevoli testimonianze architettoniche e le numerose opere artistiche ivi conservate. Esemplare di maggior pregio di queste testimonianze è senz’altro il convento di Sant’Antonio, posto nella parte bassa dell’abitato, a una certa distanza dal centro storico. Edificato a partire dal 1512, il complesso monastico era dedicato a Sant’Antonio di Padova e non ha un’origine puramente religiosa, come si potrebbe pensare. Erano frequenti in quegli anni le rivalità tra ordini religiosi, e spesso esse riflettevano le rivalità politiche, dando luogo a vere e proprie “cordate”. Il convento fu così affidato ai Frati Minori di Sant’Antonio, appoggiati dagli Aragonesi, anche per contrastare i Minimi di San Francesco di Paola che erano allora in forte espansione in questa area della Basilicata, sostenuti dagli Angioini.

Come che sia, quello pervenuto a noi è un magnifico esempio di architettura monastica, con la chiesa, il campanile, il chiostro e il giro di celle dei monaci. La chiesa, rimaneggiata in forme barocche nel XVIII secolo, è a navata unica e conserva interessanti tele del XVI secolo.

Nell’abside è presente un pregevole coro ligneo del XVII secolo, a due ordini di stalli, realizzato dai frati Girolamo da Stigliano ed Ilario da Montalbano nella prima metà del XVII secolo.

L’elemento però più interessante ed originale della chiesa è l’antistante portico con un bellissimo portale ad arco ribassato in pietra e la splendida porta lignea con pannelli a rosoni. La parte alta del portico è affrescata con episodi della vita di Sant’Antonio e di San Francesco di Assisi, realizzati da Girolamo Todisco tra il 1616 e il 1634. Un vero “unicum” è il riquadro sulla sinistra che rappresenta la Crocifissione dei Martiri Francescani missionari avvenuta in Giappone del 1597 (episodio rievocato nel film Silence di Martin Scorsese). È il solo caso in cui vengono rappresentati non i “classici” martiri delle persecuzioni pre-costantiniane, bensì persone sottoposte ai tormenti solo pochi decenni prima, addirittura ognuno con il proprio nome scritto sul cartiglio affisso in cima alla relativa croce.

Un’altra interessantissima raffigurazione pittorica è l’Ultima Cena contenuta nell’ex refettorio del convento. Opera anch’essa di Giovanni Todisco, colpisce per la ricchezza dei dettagli e l’affollamento dei personaggi. Oltre a Gesù e gli Apostoli, troviamo una Maria Maddalena che lava i piedi del Cristo, un piccolo Sant’Antonio in preghiera e addirittura, ai due lati, il feudatario e la sua dama con i loro servitori, rappresentati come se fossero i padroni di casa che hanno invitato per la cena gli illustri ospiti.

La tavola piena di ogni tipo di cibo ci appare ben diversa dalla iconografia tradizionale che contempla un desco frugale con alcuni pezzi di pane e calici di vino: qui compare una specie di catalogo dei cibi che potevano figurare nel ‘600 sulla tavola dei nobili del posto. Di particolare interesse è il tipo di pane a forma di otto che si può vedere all’estrema sinistra del tavolo, prodotto che è tuttora in uso in Lucania col nome di “biscotto ad otto”, con una leggera modifica del disegno per renderne più difficile una rottura accidentale.

             

Chiunque sia andato una volta in Germania non può non notare la somiglianza con il re della Oktoberfest, il brezel o pretzel. E questa non è una pura coincidenza. Infatti, come ci racconta Wikipedia, “La sua origine [del brezel] si colloca nei monasteri del nord Italia, intorno al 610, dove i monaci producevano, con i resti dell’impasto del pane, delle striscioline che ricordavano le braccia di un monaco incrociate a mo’ di preghiera. I monaci davano i Brezel come premio ai fanciulli che imparavano a memoria versi e preghiere della Bibbia. Furono chiamati per tale motivo pretiola, ovvero ricompensa (…). In seguito, i pretiola attraversarono le Alpi e in Germania, soprattutto in Baviera, divennero conosciuti come Brezel”. Ma il periodo tra VI e VII secolo è proprio il momento dell’insediamento in Italia dei longobardi, che oltre al Nord Italia avranno un importante caposaldo nel Ducato di Benevento, guarda caso dove ricadeva la zona di Rivello. Ecco insomma che l’affresco del convento di Sant’Antonio ci ricorda un incredibile gemellaggio gastronomico tra Lucania e Germania!

Oltre agli interessanti affreschi, il convento di Sant’Antonio ha una grande importanza culturale per il museo archeologico ospitato nel piano superiore, che raccoglie reperti antichi provenienti da tutta l’area del fiume Noce e da quella del Lao. Sono esposte ceramiche di produzione locale e di importazione e monili, frutto di scavi effettuati nelle vicine località di Serra Città e Piano del Pignataro, sedi di abitati indigeni in stretto contatto con il mondo delle colonie greche della costa tirrenica.

Naturalmente Rivello non è solo una località di interesse culturale: non va dimenticato che ci troviamo a due passi dal mare di Maratea, in una natura incontaminata di boschi di castagno, attraversata dal fiume Noce che proprio sotto Rivello scorre in una profonda gola alle pendici del colle del Poggio.

La locale agenzia Percorsi Lucani offre una varietà di esperienze outdoor che si possono svolgere nei dintorni, attività che spaziano dalle camminate sui magnifici monti della zona alle escursioni in MTB o e-bike, dai corsi di orienteering alle uscite in kayak sul mare di Maratea, fino alle esperienze di river trekking, rafting o canyoning sul fiume Noce.

Chi infine, dopo aver nutrito lo spirito, vuole anche nutrire il corpo, puntando naturalmente sui prodotti genuini del posto, può raggiungere il vicino Agriturismo Coccovello  con una selezione di ottimi antipasti seguiti da pasta fresca fatta in casa, carne grigliata, spesso allevata in proprio, insalata fresca, patate al forno e molto altro ancora, per poi terminare con della frutta fresca, torta fatta in casa, caffè e liquori.

Chi invece più che alla gastronomia è interessato al prefisso eno-, può accompagnare gustosi taglieri di focacce, salumi e formaggi con i pregiati calici dell’azienda vinicola Gioia al Negro nella loro enoteca al centro del vicino paese di Lagonegro.

Allora, see you in Rivello!

Ugo Dell’Arciprete

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