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A Carpi, una mostra cinquecentesca, quanto mai attuale

 

Visitare la mostra cinquecentesca “ALLA CORTE DEL RE DI FRANCIA (1505-1535), allestita ai Musei di Palazzo dei Pio di Carpi fino a metà giugno è particolarmente interessante in un’epoca come la nostra, in cui si discute di Europa Unita e di come renderla migliore a vantaggio di tutti.

Vi si torna indietro nel tempo di cinquecento anni, quando nella piccola Corte Carpigiana situata a pochi chilometri da Modena, non si aveva vita facile, destreggiandosi tra la politica dei potenti e sopravvivendo agli intrighi e alle rivalità con le altre Corti limitrofe.
A fare la differenza per Carpi è stato un uomo di grande cultura, appassionato e orgoglioso degli alti esempi d’artigianato rinascimentale che ha voluto esportare dalla sua città. Si trattava di Alberto Pio che, forte della sua preparazione umanistica, discepolo di Marsilio Ficino e dello zio Pico della Mirandola, fu scelto non a caso, quale ambasciatore del Duca di Mantova e inviato in Francia, dove fu in grado d’intrattenere intensi rapporti non solo politici, ma culturali e artistici addirittura con i grandi re, Luigi XII dapprima e dal 1515, con Francesco I.

A Carpi, una mostra cinquecentesca, quanto mai attuale
Frammento del fregio della Camera di Re Enrico II nel Palazzo del Louvre, opera della bottega di Francesco Scibec da Carpi.

Veicolo del successo politico del signore di Carpi furono proprio artisti e maestranze che lo avevano seguito nella sua missione alla volta della Francia. Si trattava di realtà locali minori fatte di numerose botteghe di cui poco si conosce in Italia, ma che, valicati i confini, avevano allargato i propri orizzonti, trovando spazio nientemeno che nei cantieri, o fabbriche, del Castello di Gaillon, della Cattedrale di Santa Cecilia ad Albi e del Castello di Fontainebleau, ambienti di altissimo livello, in cui si muoveva Alberto Pio nell’ambito di quella sua attività diplomatica che in proseguo di tempo, si sarebbe estesa coinvolgendo anche il Papa.

A Carpi, una mostra cinquecentesca, quanto mai attuale
La cappella dei Pio, nel Palazzo sede della mostr

Nel palazzo carpigiano, che non solo fa da contenitore, ma riveste ruolo di protagonista, si svolge il percorso espositivo curato da Emanuela Rossi, con una galleria di ritratti, medaglie, preziose scatole in cuoio, sculture, dove appaiono le effigi dei principali personaggi della vicenda ricostruita rigorosamente attraverso la disamina di documenti e lettere in sinergia con esperti francesi. Ovviamente, non mancano il bell’Alberto Pio, Luigi XII e la moglie Anna di Bretagna o quel Charles II d’Amboise che durante il dominio francese aveva invitato a Milano niente meno che Leonardo da Vinci.

Tra i nomi degli artigiani d’impronta rinascimentale italiana se non addirittura “carpigiana da esportazione”, che pressoché sconosciuti in patria, avevano trovato fortuna e fama all’estero, si annoverano Riccardo da Carpi, Francesco Donella “de Carpo” che firma uno spettacolare ciclo di affreschi nella cattedrale-fortezza di Santa Cecilia ad Albi, Francesco Scibec da Carpi, chef menuisier per le boiserie e i soffitti lignei dell’ala di Francesco I a Fointainbleau e Giovanni Francesco Rustici che nel 1535 per Alberto Pio avrebbe realizzato il monumento funebre in bronzo, oggi conservato al Musée du Louvre.

A Carpi, una mostra cinquecentesca, quanto mai attuale
Inginocchiatoi cinquecenteschi realizzati con elementi in legno di quercia intagliato provenienti dalla cappella del Castello di Gaillon.

Una mostra da non perdere che, lasciata Carpi, grazie all’ARC, Associazione par la Reinassance du Chateau, sarà trasferita a Guillon, definita ai tempi di Alberto Pio “…il più bello et superbo loco…in tutta la Franza…”.
Un viaggio, ennesima occasione per veicolare idee, cultura e saperi, che porta lo sguardo e non solo, al di là dei confini, quasi a ripercorrere i tragitti e a rivivere quei primi decenni del Cinquecento ricchi di reciproci scambi di modelli e di forme che viaggiavano dalla piccola Carpi alla Francia e dalla Francia a Carpi, in perfetta sinergia.

Testo e foto di Maria Luisa Bonivento.

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