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Comacchio: anguille ovviamente, ma non solo!

Comacchio: anguille ovviamente, ma non solo!Chi pensasse che vale la pena di fare una gita a Comacchio solo per visitare le omonime valli e fare una scorpacciata di anguille farebbe bene a ricredersi. Questa tranquilla cittadina appena sotto il delta del Po offre la stessa atmosfera incantata dei paesi intorno a Venezia, come Chioggia, Murano o Burano, tutti posti che, senza soffrire il tremendo affollamento turistico di Venezia presentano, naturalmente in piccolo, la stessa struttura di rii, calli e campielli.

Sede di pochi pescatori e centro di scarsa importanza al tempo degli Estensi, nel cui Ducato ricadeva, Comacchio inizia a svilupparsi nel seicento, quando torna a far parte dello Stato Pontificio a seguito della mancanza di eredi nella famiglia d’Este. I canali, che costituivano la principale via di comunicazione, vengono dotati di banchine in muratura e vengono scavalcati dai caratteristici ponti in mattoni rossi. L’uso delle barche era talmente comune che praticamente ogni casa aveva una diramazione privata del canale (detta “calata”) che consentiva di “parcheggiare” la propria imbarcazione sotto casa, come faremmo noi oggi con il box per la macchina.

Lo sviluppo di Comacchio viene favorito successivamente dalla creazione di quello che diventerà Porto Garibaldi, costruito ancora sotto il Papato, per sviluppare per via mare il commercio dei prodotti locali della pesca. Nello stesso periodo nasce anche il primo ospedale della città, in forme che ricordano quelle di una chiesa dato che come d’uso all’epoca l’assistenza dei malati era un’attività filantropica svolta da religiosi. L’edificio è stato recentemente restaurato e adibito a sede di un interessante Museo del Delta Antico.

Anche nei brevi anni della Repubblica Cisalpina nata dall’occupazione napoleonica Comacchio aumenta la propria importanza, grazie all’interesse dei nuovi padroni francesi, che decidono con il cosiddetto Lodo Giletti di assegnare interamente a Comacchio tutta l’area delle valli di pesca, in precedenza ricadenti in parte nel territorio del vicino comune di Lagosanto. Vari ingegneri francesi del seguito napoleonico si recano nel paese per migliorarne le strutture idriche e viarie, e alcuni vi si stabiliscono definitivamente. Ad essi è dovuta anche la riorganizzazione della locale salina, impianto in uso già da secoli e che nella sistemazione data dai francesi proseguirà invariata la sua attività fino quasi ai giorni nostri.

I secoli di storia hanno lasciato a Comacchio numerosi interessanti monumenti e luoghi di richiamo, a parte naturalmente le bellezze naturali dell’ambiente lagunare. Emblema e simbolo della città è il complesso architettonico dei Trepponti, cosiddetto perché eretto alla confluenza di tre canali. Creato nel 1634 dall’architetto Luca Danese su incarico del Cardinale Giovanbattista Pallotta, presenta cinque ampie scalinate, tre su un lato e due sull’altro.

All’imbocco delle due scalinate verso sud sono murate due targhe che riportano le descrizioni in rime dedicate a Comacchio dai due celebri poeti che operarono alla corte degli Estensi. Ludovico Ariosto ne scrisse nell’Orlando Furioso, e Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata, entrambi con versi rappresentativi delle particolarità morfologiche della laguna e delle specifiche modalità di pesca ivi svolta.

Ma è tempo ora di lasciare l’abitato di Comacchio e passare alla visita di quelle che sono le sue caratteristiche più note universalmente, ossia le valli. Venendo dal paese, passato ponte San Pietro, la prima valle che si incontra è Valle Fattibello. Il curioso nome deriva dal fatto che anticamente i pescatori delle valli (detti “vallanti”) svolgevano le loro battute di pesca vivendo anche fino a due settimane consecutive nei casoni, spartani rifugi nel cuore delle valli senza nessun tipo di confort, e quindi al momento di tornare a casa un veloce lavaggio nelle acque del Fattibello consentiva di riprendere un aspetto più presentabile.

Benchè la vita dei vallanti non fosse rose e fiori, essi erano pur sempre dei privilegiati in quanto autorizzati a mantenere onestamente le loro famiglie con il loro lavoro, grazie alle concessioni delle famiglie nobili le quali erano uniche proprietarie delle valli e del loro patrimonio ittico. Per chi non era vallante (o nobile) c’erano solo due strade: pescatore di frodo (cosiddetti “fiocinini”) o guardie incaricate di sorprenderli e arrestarli. Non era infrequente che nella stessa famiglia due figli si ritrovassero su versanti opposti della legge!

Oggi la vita in valle è decisamente più confortevole, e il progresso tecnologico aiuta ad ottimizzare la produzione ittica. L’ambiente ideale per la crescita del pesce è l’acqua salmastra, che si ottiene miscelando opportunamente acqua di mare e di fiume. Questa operazione è stata svolta per secoli dal cosiddetto “capovalle”, ruolo affidato ad un pescatore particolarmente esperto e tramandato spesso di padre in figlio. Oggi il capovalle è nominato dal Consorzio del Parco Regionale del Delta del Po, e i misuratori di salinità rendono semplice quello che i suoi predecessori facevano semplicemente assaggiando con la lingua qualche goccia di acqua di laguna.

Il pesce per antonomasia delle valli di Comacchio è, come noto, l’anguilla. Pesce dalle caratteristiche stranissime, che una volta maturato l’istinto riproduttivo parte per una lunghissima migrazione di alcuni mesi per andarsi a riprodurre nel caraibico Mar dei Sargassi. Le piccole anguille neonate, che alla nascita sono asessuate, impiegano fino a due anni per tornare nel luogo di origine dei loro genitori, maturando nel frattempo le caratteristiche di genere e cercando soprattutto di sfuggire sia ai pescatori che ai predatori del mare.

Pescate a Comacchio da sempre, le anguille sono state oggetto di una importante industria conserviera. Nei locali che ospitavano questa lavorazione, poi trasferita in sede più moderna, è stato ora realizzato il museo della Manifattura dei Marinati. Sono ancora visibili i 12 grandi camini che fino agli anni ‘60 servivano per cuocere le anguille infilate nei lunghi spiedi sistemati davanti ai camini. Una volta pronte le anguille venivano tagliate a pezzi, marinate in aceto e inscatolate per essere poi spedite in tutto il mondo.

Ma il visitatore che decida di fare una gita a Comacchio non avrà naturalmente bisogno di ricorrere a cibo conservato e potrà gustarsi in qualunque ristorante della zona un saporito piatto di anguilla arrosto!

Per informazioni http://www.comune.comacchio.fe.it/index.php/Citta-e-Territorio/Turismo

Ugo Dell’Arciprete

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