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Pian del Voglio

[dropcap]U[/dropcap]na uscita dell’Autosole a metà strada tra Bologna e Firenze, nota per le code che sono la caratteristica fissa e costante di questo tratto di strada. Un puntino sulla carta geografica che il viaggiatore medio non nota neppure, e quello frettoloso guarda con preoccupazione per la viabilità.

Ma un turista meno frettoloso, che cercasse qualche motivo per rallentare e fermarsi un paio di giorni (o anche tre) potrebbe trovare l’occasione per andare alla ricerca di emergenze naturalistiche e storiche di grande interesse. Oltre ad alcuni piccoli borghi, che non saranno fra i cento più belli d’Italia, ma che non se ne discostano molto. A partire proprio da Pian del Voglio, che non è solo un’uscita dell’autostrada, ma un piccolo borgo medievale posto a 612 m sul livello del mare, che si estende su un pianoro posto sulle rive del rio Voglio, posizionato sull’Appennino tosco-emiliano, equidistante tra le città di Bologna e Firenze.Flaminia_Minor_1

Pian del Voglio dal 1924 fa parte del comune di S. Benedetto val di Sambro, dopo che le sorti delle due località si sono invertite. La sua collocazione territoriale lo pone tra un intreccio di strade che lo rendono facilmente raggiungibile, sia dalle località circostanti che dalle due città principali.

Il nucleo di Pian del Voglio sorge in prossimità di quello che si stima che nell’antichità fosse l’asse principale di comunicazione tra la Toscana e l’Emilia, la Via Flaminia minor, strada che collegava Firenze a Bologna con un percorso che toccava il Passo della Futa. In epoca bizantina Pian del Voglio si trovava in zona di confine tra l’area di influenza bizantina e il Ducato Longobardo. Nel periodo medioevale faceva parte di un insieme di feudi che corrispondevano, all’incirca, agli attuali territori dei paesi di Pian del Voglio e di Castiglione dei Pepoli.

Il nucleo storico di Pian del Voglio si raccoglie attorno alla piazza detta “del Mercato”, i cui edifici circostanti rimandano ai primi secoli dopo l’anno 1000: il palazzo pretorio detto della “Dogana”, ove si amministrava la giustizia; l’osteria, la locanda, il forno, la macelleria, la burraia, il fabbro, le botteghe artigiane raccolte sotto il porticato.

Della chiesa arcipretale di San Giovanni Battista, situata su un poggio a ovest della piazza, esistono tracce prima dell’anno Mille; ristrutturata più volte nei secoli successivi, intorno al XVII secolo fu ampliata e dotata di un campanile stile romanico; nel 1906 fu inaugurato l’attuale campanile, alto alla guglia 27 metri: in esso è collocato un concerto di quattro campane.

Pochi gradini oltre la chiesa, si erge il “Palazzo”. Sorto sulle rovine di un’antica fortezza, fu residenza prima dei Conti, poi del Comune di Piano e, dal dopoguerra, è stata sede dell’asilo parrocchiale. Vi furono ospitati importanti membri della famiglia dei Medici, quando erano esuli da Firenze; inoltre Papa Benedetto XIV, quando era ancora cardinale di Bologna, era solito recarvisi in villeggiatura.

Facciata della chiesa del santuario di Boccadirio

A pochi chilometri da Pian del Voglio si trova il Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Boccadirio. Sede di pellegrinaggi, è raggiungibile dall’autostrada del Sole con uscita dal casello di Pian del Voglio e dal casello di Badia della Variante di Valico, e prosecuzione sulla viabilità locale, ben segnalata. È, per importanza, il secondo santuario della diocesi bolognese, dopo quello della Madonna di San Luca, a Bologna.

Secondo la tradizione popolare, il 16 luglio 1480, giorno della festa del Carmine, due pastorelli – Donato Nutini e Cornelia Vangelisti, nativi del luogo – ebbero una visione della Madonna, che predisse loro una vita consacrata nella religiosità.

Fu così che nel XVI secolo la popolazione locale decise di costruire una piccola chiesa intitolata alla Beata Vergine delle Grazie. La struttura attuale del santuario rispetta abbastanza fedelmente quella originaria, anche se nel corso dei secoli numerose sono state le modifiche apportate. In particolare, di rilievo è il prospetto principale rifatto verso la fine dell’Ottocento su progetto di Aristotele Puccetti.

Sull’altare maggiore della chiesa è conservata una immagine della Beata Vergine delle Grazie, opera di Andrea Della Robbia del 1505.

Alessandro Fabbri

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