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Siviglia: una perla arabeggiante dallo spirito vivace

SivigliaCapoluogo dell’Andalusia e quarta città della Spagna, Siviglia è un importante centro storico e artistico, dove si mischiano le tradizioni spagnole ed un’anima araba.

Bagnata dal Guadalquivir, che la collega al mare, è stata per lungo tempo il principale porto del regno Spagnolo e l’unica città autorizzata a effettuare scambi commerciali con le Colonie.

Nel corso della storia si sono succedute a Siviglia diverse comunità: mussulmana, ebraica e persino gitana, e hanno reso questa città un insieme di culture differenti.

I quartieri hanno conservato inalterato il fascino pittoresco delle antiche dimore dei marinai e illustrano, con le loro particolarità e differenze, la storia di questo Gioiello Andaluso.

Camminare per Siviglia è una meraviglia continua, bisognerebbe mettere il naso quasi in ogni portone per scoprire ammirare le graziose costruzioni di ringhiera, ornate da graziose finestrelle e balconcini in ferro battuto.

Il clima andaluso è bello tutto l’anno e anche in pieno inverno sono frequenti giornate di sole con temperature piacevoli intorno ai 14/15 gradi.

Il Barrio di Santa Cruz è lo storico quartiere ebraico di Siviglia; al suo interno si trovano i principali monumenti storici della città: La Cattedrale, Il Campanile della Giralda e il Real Alcazar.

La Cattedrale Santa Maria di Siviglia è stata edificata, in seguito alla cacciata degli arabi e alla riconquista spagnola, sulle fondamenta dell’antica Moschea Alijama, che fu rasa al suolo.

Della Costruzione originale rimane la struttura del chiostro, detto anche Patio de Las Naranjas, mentre il Campanile della Giralda, ricostruito sulle rovine del minareto, conserva nella sezione principale lo stile arabo con archi incrociati e finestre bifore. La torre è alta 70 metri e deve il suo nome alla statua di Bartolomé Morel posta sulla cima, ribattezzata “Il Giraldillo” per la sua forma che le permette di girare su se stessa ogni volta che cambia il vento.

Il Real Alcazar era inizialmente un forte, che venne edificato durante la dominazione araba. Carlo I successivamente lo ristrutturò e ne fece la residenza reale spagnola.

Il palazzo conserva l’aspetto mudejar, lo stile architettonico andaluso ispirato alla tradizione islamica.

Il Barrio di Santa Cruz è oggi il cuore vibrante della movida sivigliana, nei suoi viottoli sono presenti molte piccole botteghe artigianali, negozietti e ristorantini, che dal tramonto in poi vengono presi d’assalto da giovani e turisti. Passeggiando in queste vie è possibile imbattersi in donne dallo spirito gitano, che ambiscono leggere la mano dei turisti dietro lauto compenso: conviene prestare attenzione se non si desidera farsi svuotare il portafoglio.

San Bartolomè si trova nel centro storico della città e, come il vicino rione di Santa Cruz, era abitato prevalentemente da ebrei sefarditi. Le sinagoghe vennero successivamente sostituite da edifici di culto cristiani, tra cui il più rilevante è senz’altro la chiesa barocca di Santa Maria la Blanca, che conserva al suo interno opere artistiche di Luis Vargas e di Murillo.

All’interno del sobborgo si trova anche la Casa de Pilatos, magnifico esempio di architettura Sivigliana del Siglo de Oro (periodo che va dalla fine del XV all’inizio del XVII secolo); fu fatta costruire dai coniugi Pedro Enrico de Quinoes e Catalina de Ribeira come residenza per il figlio Fadrique, marchese di Tarifa.

Fu proprio il giovane marchese a dare questo nome al palazzo, dopo aver scoperto che la distanza che intercorreva tra la sua dimora e la Croce del Campo (santuario situato all’esterno delle mura cittadine) corrispondeva esattamente a quella che separava l’abitazione di Ponzio Pilato dal monte Golgota. Fadrique creò quindi una via crucis di dodici stazioni che partiva proprio dalla sua abitazione.

San Bartolomé è anche il quartiere dove artisti e musicisti ogni sera si esibiscono nelle coloratissime piazzette, divertendo i passanti e riproponendo antiche usanze medievali.

Il Barrio de l’Arenal è un ampio distretto che si sviluppa lungo la sponda sinistra del Guadalquivir da Plaza de Armas alla Torre dell’Oro. Si tratta di un sobborgo storicamente popolare, abitato per lo più da operai e lavoratori portuali, ma comunque dotato di cultura e tradizione.

Nell’Arenal si trova la Plaza de Toro de la Real Maestranza, arena settecentesca e tempio della corrida, che ospita anche il Museo Taurino, dove si possono osservare i costumi tradizionali dei toreador e i quadri che raffigurano gli spettacoli della Tauromachia.

Il Barrio de l’Arenal vanta anche un’importante storia letteraria, essendo stato per un periodo la residenza di Lope de Vega e di Cervantes.

La Macarena è uno dei rioni più densamente popolati del capoluogo andaluso, si è sviluppato sulle rive del fiume, in una zona che costituiva un importante punto di accesso verso il territorio cittadino.

Il sobborgo si distingue per lo stile degli edifici, che conservano una struttura architettonica tipicamente arabeggiante.

Tra le bellezze di questo distretto vanno menzionate le mura perimetrali della città, che uniscono la chiesa di San Hermenegildo in stile visigoto alla basilica di San Julian.

Passeggiando in questa zona ci si può fare un’idea della vita quotidiana in un distretto di Siviglia non pervaso da attività turistiche, tipiche invece di altre zone, come Santa Cruz o San Bartolomé.

La via più commerciale è Calle Feria, dove il sabato mattina si possono trovare diverse bancarelle di pesce fresco e verdura.

Il Barrio Triana, l’unico quartiere storico situato sul lato destro del fiume Guadalquivir, è la zona di Siviglia in cui sono rimaste più vive le tradizioni legate alla vita quotidiana dei suoi abitanti. Il Barrio è stato in passato abitato da numerosi gruppi gitani, che vi hanno posto radici, influenzando la popolazione locale. In questo sobborgo sono cresciuti molti artisti e personaggi storici come Rodrigo di Triana (membro dell’equipaggio di Cristoforo Colombo e primo ad aver avvistato il continente Americano).

Ancora oggi accanto agli antichi cantieri navali e agli edifici del passato sorgono botteghe per la lavorazione della ceramica e accademie di danza.

Il Ponte Isabel II, un tempo luogo fortificato e deputato al controllo degli accessi verso la città, collega Il Barrio Triana con il centro storico.

Se la città e la sua architettura è ricca ed interessante, anche la vita che vi si svolge e gli usi dei suoi abitanti sono affascinanti.

La Cucina di Siviglia è leggera, raffinata e quasi interamente basata sull’utilizzo di prodotti freschi provenienti dalla terra e dal mare. L’eredità della cultura araba si ritrova nell’uso di spezie quali cumino, coriandolo, aglio, prezzemolo e finocchietto.

Tipica dell’Andalusia è l’usanza di consumare Tapas (piccoli assaggi di pietanze diverse e gustose) passando da un locale all’altro e accompagnando gli stuzzichini con birra o sangria.

Tra i piatti tipici meritano sicuramente un’attenzione particolare il Gaspacho, zuppa fredda di pomodori, cipolle, cetrioli, peperoni e aglio, e le Uova alla Flamenca condite con piselli, peperoni rossi, pomodori, patate e cipolle.

Un dessert estremamente semplice e particolare sono gli Yemas di San Leonardo, dolcetti di zucchero e tuorlo d’uovo preparati originariamente dalle suore dell’omonimo convento.

La Vita notturna sivigliana è una delle più calienti di tutta la Spagna; le possibilità di divertimento sono diverse, per tutti i gusti e tutte le tasche: si spazia dalle più tranquille terrazze o bar all’aperto alle più movimentate discoteche o Copas (locali da cocktail), passando per i tradizionali locali con spettacoli di Flamenco. La serata inizia generalmente verso le 21:00 con l’aperitivo accompagnato da Tapas e prosegue per chi lo desidera fino alle 02:00 del mattino, orario di chiusura della maggior parte dei Copas.

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