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Etiopia del Nord: natura e monumenti dell’altopiano

 

L’Etiopia, nazione del Corno d’Africa grande quasi quattro volte l’Italia, è l’unico paese subsahariano a poter vantare una storia antica e un succedersi di civiltà, testimoniati da monumenti e da testi scritti.  Una storia che parte addirittura dalla più remota preistoria, prima ancora che l’uomo diventasse tale.  Qui sono stati infatti scoperti lo scheletro di Lucy, un ominide che già 2,6 milioni di anni fa camminava in posizione eretta, di un gruppo di australopitechi, punto di transizione nell’evoluzione dalle scimmie all’uomo, vissuti 4,4 milioni d’anni or sono e infine strumenti litici vecchi di 2,5 milioni d’anni, i più antichi del mondo.  Ecco perché si parla di Etiopia come di culla dell’umanità.  Già testi egizi di 4.500 anni fa dimostrano che gli egiziani intrattenevano rapporti commerciali con la mitica terra di Punt, ricca d’oro, ebano, avorio, schiavi, incenso e mirra, e terra di frontiera con le genti arabiche e i popoli dell’Africa nera.  Nel I° millennio a.C. vi si sviluppò una fiorente civiltà, seguita nel II-V° secolo d.C. dal potente regno di Axum, quando vi penetra il cristianesimo copto, che ne fa tuttora un baluardo cristiano tra animisti e islamici.  Nel 1600 i viaggiatori europei di ritorno dall’Etiopia raccontavano storie incredibili di antiche civiltà, di palazzi e castelli favolosi, di corti sontuose.  Ancora oggi percorrendo la rotta storica che si sviluppa a nord di Addis Abeba tra montagne vulcaniche a 2-3 mila metri di altezza, ma anche con venti cime che superano i 4.000, si fa fatica a credere alla bellezza e al misticismo delle chiese e dei monasteri celati dalla vegetazione sulle rive e sulle isole del lago Tana, decorati da suggestivi cicli pittorici, all’eleganza dei seicenteschi castelli di Gondar, prima capitale e patria del Rinascimento etiope, alle tombe reali e alle svettanti steli di Axum, alle inusuali chiese duecentesche monolitiche interamente scavate in soli 23 anni nelle roccia a Lalibela, la nuova Gerusalemme e ottava meraviglia del mondo, alle chiese rupestri del Tigrai abbarbicate su monoliti di pietra come le Meteore greche. A colpire è anche l’ambiente, con un susseguirsi di piramidi e di picchi di roccia, un numero elevato di piante e di animali endemici, tantissimi uccelli, le grandi cascate del Nilo Azzurro, lo stesso lago Tana percorso come un tempo da barche di papiro, Harar, enclave musulmana nell’acrocoro cristiano e città santa dell’islam, con le sue bianche moschee e i profumi levantini. La natura raggiunge la sua massima espressione nel parco nazionale delle montagne del Simien, sito Unesco, dove tra foreste di tipo alpino e lobelie giganti vivono specie endemiche come il lupo d’Abissinia, il canide più raro al mondo, il babbuino Gelida, unica scimmia a brucare l’erba, e lo stambecco del Simien dalle grandi corna.  E poi gli uomini, di differenti etnie ma tutti accomunati da gentilezza e curiosità,  nell’unica nazione del continente ad essere stata risparmiata dal colonialismo, capace quindi di mantenere intatti e incontaminati nel tempo cultura, religione e stili di vita.

Numerose le località di interesse storico o naturalistico disseminate nell’immensità del vulcanico acrocoro etiope, vecchio di 40 milioni di anni e capace di offrire sempre scenari grandiosi. A cominciare dalla capitale Addis Abeba, il nuovo fiore fondata nel 1887 a2.400 m di altezza, caotica metropoli e sede del maggior mercato del continente, vera città nella città. Della potenza del regno di Axum, nel cuore del Tigray, resta poco da vedere perché ancora quasi tutto celato sottoterra, ma la suggestione delle 120 stele monolite di granito che svettano nel cielo fino a 33 m, le tombe e i resti dei palazzi reali giustificano un viaggio, senza parlare dell’aleggiante spirito della mitica Regina di Saba e della supposta presenza dell’Arca dell’Alleanza contenente la tavola delle dieci leggi data da Dio a Mosè. I monti del Simien offrono una pausa di riposanti scenari alpini prima di raggiungere la monumentale Gondar, capitale nel XVII e XVIII sec. e non a torto definita la Camelot africana per i suoi castelli imperiali. Le imponenti cascate del Nilo Azzurro segnano l’incontro con il fiume all’ inizio del suo lungo percorso, mentre le placide acque del lago Tana preparano alla meditazione religiosa delle innumerevoli chiese e monasteri celati sulle sponde. Altra ammirazione davanti alla monumentalità delle chiese monolite scavate nella roccia della remota Lalibela, capolavoro e atto di fede di un mistico re medievale, tuttora perpetuato dal suo popolo. Il parco nazionale di Yangudi Rassa, sul crinale orientale dell’acrocoro prima della depressione dancalica, offre l’incontro con struzzi, zebre, orici, dik-dik e con l’endemico asino selvatico tra piante di tamarindi, mimose e acacie, mentre nel vicino parco del fiume Awash si possono avvistare kudu, gazzelle, facoceri e babbuini. Si raggiunge infine Harar, sito Unesco, dedalo di stradine e piazzette dall’architettura islamica racchiuso entro possenti mura, per visitare il suo animato mercato orientalizzante, gustare uno dei migliori caffè del paese e rendere omaggio alla casa del poeta francese Rimbaud.

L’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi” (tel. 02 34 93 45 28, www.viaggilevi.com), specializzato in turismo culturale e specialista sulla destinazione Etiopia, propone nel suo catalogo “Alla scoperta dell’insolito” un tour di 15 giorni tra i più completi per la conoscenza dell’acrocoro etiope. Partenze bimestrali di gruppo con voli di linea Ethiopian Airlinesda Milano e Roma da novembre ad aprile 2014 (prossime partenze 7 marzo e 18 aprile 2014 (Pasqua Copta), pernottamenti nei migliori alberghi esistenti con pensione completa, accompagnatore dall’Italia, quote da 3.350 euro in doppia.  In Etiopia Viaggi Levi propone anche altri itinerari di diversa durata.

Giulio Badini

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