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Oman, le onde rosse del Rub al Khali

 

Per gli amanti dell’esplorazione sahariana, per gli appassionati degli orizzonti infiniti, delle notte stellate al campo e dei su e giù tra le dune il Sahara si sta sempre più restringendo. Cresce infatti il numero delle nazioni sahariane interdette al turismo per conflitti intestini, per cui per poter continuare a provare certe emozioni occorre trovare nuove destinazioni. Una delle soluzioni più valide e a portata di mano è rappresentata dall’Oman, paese interamente desertico ubicato nell’estremo sud-est della penisola arabica e affacciato sull’oceano Indiano, che può essere considerato la destinazione turistica emergente del Vicino Oriente, dopo oltre mezzo secolo di oscurantismo medievale e di rigida chiusura agli stranieri. Si tratta infatti di una nazione tranquilla e stabile, sicura, pulita, ordinata ed efficiente, dal benessere diffuso, ricca di attrattive storiche ed ambientali e di confortevoli strutture ricettive, tanto da non sembrare nemmeno un paese arabo.

Un quarto della penisola arabica, regione totalmente desertica, si presenta occupato dal deserto del Rub al-Khali (chiamato anche dai beduini Quarto Vuoto), a noi poco noto ma secondo per estensione al mondo soltanto al più famoso Sahara, il cui nucleo centrale di 650 mila kmq – che oltre al centro-sud dell’Arabia Saudita deborda anche nei confinanti Yemen, Oman ed Emirati – rappresenta però la maggior estensione contigua di dune di sabbia della terra (circa la metà di tutta la sabbia del Sahara, grande però quindici volte di più). Questo territorio, lungo mille km e largo 500 ed esteso quindi più del doppio dell’Italia, costituisce anche uno dei più aridi e caldi in assoluto, con temperature estive oltre i 60° C e dove può non piovere per anni; ovviamente disabitato e in parte inesplorato, venne attraversato per la prima volta da un europeo nel 1931, ma più celebri sono le esplorazioni dello scrittore inglese W. Thesinger nel 1945-50, sintetizzate nel volume Arabian Sands. Se il più ampio settore saudita risulta inaccessibile, una marginale penetrazione può avvenire nel lato meridionale omanita. Qui le dune si presentano davvero grandiose, con piramidi di sabbia e cordoni di creste affilate alte fino a 330 m (quindi tra le maggiori della terra, alte più della torre Eiffel), intervallate da lunghi corridoi interdunali, spesso resti di antichi laghi, dal caratteristico colore bianco per la presenza di calcari e gessi dovuta all’evaporazione delle acque. Questi paleolaghi, piccoli, poco profondi ma numerosissimi, dovuti ad intense piogge monsoniche, attestano che la desertificazione assoluta è un fenomeno relativamente recente e che in passato il quadro ambientale doveva essere assai diverso, ma soprattutto svolsero un’importanza funzione ecologica per un lungo lasso di tempo: la presenza dell’acqua richiamava sui bordi la vegetazione, e questa a sua volta gli animali, cacciati dall’uomo preistorico quando andavano all’abbeverata, come attestano numerosi strumenti e armi litiche risalenti da 5-10.000 anni orsono (epoca neolitica) fino ad oltre centomila (epoca paleolitica) nonché da resti fossili di ippopotami, bufali e bovini. Esami radiometrici su conchiglie lacustri hanno dimostrato che ci furono due distinti periodi di sviluppo dei laghi, e quindi della piovosità: tra 37 e 17.000 anni or sono, poi tra 10 e 5.000. Così come il Sahara, ci furono epoche in cui l’iperarido Rub al-Khali era un deserto verde. Le spettacolari e ardite dune variano di colore dal giallo al rosso mattone,  e prevalgono quelle a forma stellare, sviluppate in tutte le direzioni per la variabilità dei venti, ed ai rari visitatori offrono preziose geodi di quarzo e rose di gesso. Thesinger narra di un gregge di capre inghiottito da sabbie mobili. Sotto questo oceano di dune si cela un prezioso mare di petrolio, con il più consistente giacimento in assoluto e i maggiori campi estrattivi. Da sempre i beduini parlano di una favolosa città dalle colonne d’oro, di nome Ubar o Iram, sepolta da una tempesta di sabbia per l’empietà dei suoi abitanti, forti anche di una specifica citazione ne Le Mille e una notte e nel Corano. Nel 1992 archeologi americani, dopo aver studiato le mappe satellitari, hanno identificato sotto le sabbie una rete di antiche piste cammelliere e hanno poi scavato presso Shisrar, sui bordi omaniti del deserto nel Dhofar, i resti di un’antica fortezza ottagonale con mura di mattoni spesse 3 m, otto torri angolari e un pozzo al centro, i cui reperti coprono un lungo lasso di tempo che va dal 6-7 mila a.C. fino al XVI secolo. Si tratta dei resti della mitica Ubar, l’Atlantide delle sabbie già preconizzata da Lawrence d’Arabia, oppure di un caravanserraglio lungo la via orientale dell’incenso ?  Solo ulteriori indagini potranno fornire una risposta. Quello che è certo è che la fortezza è sprofondata per il crollo di una cavità carsica sottostante. Fenomeno naturale o punizione divina ? A noi piace constatare come ogni deserto annoveri la leggenda di favolose città celate sotto la sabbia.

Il Rub al-Khali omanita confina con il Dhofar, la regione meridionale ai confini con lo Yemen, territorio di produzione dell’incenso, che per uno strano gioco dei monsoni è una terra verde e fertile ricca di frutta tropicale, dove i cammelli pascolano accanto alle mucche. In lontana epoca storica ai suoi porti attraccavano i navigli carichi di spezie e di merci esotiche provenienti da Africa e Oriente, per essere poi istradate lungo la via dell’incenso per 2.000 km tra deserti e montagne fino ai porti del Mediterraneo. Salahah, capoluogo del sud, si presenta come un’elegante città subtropicale con ampi viali alberati e animati souk traboccanti di colorata frutta esotica. Nella vicina incantevole insenatura di Khor Rori, punteggiata di aironi e fenicotteri, rimangono le rovine di Sumhurum, l’antica Abyssopolis romana, importante porto sull’oceano Indiano e uno dei maggiori terminali della Via dell’Incenso, protetta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Plinio scrive che l’incenso aveva fatto del Dhofar una delle regioni più ricche del mondo antico.

L’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi” (tel. 02 34 93 45 28, www.viaggilevi.com), unico in Italia specializzato da 30 anni in spedizioni nei deserti di tutto il mondo, propone in Oman un tour di 10 giorni in fuoristrada interamente dedicato all’esplorazione del Rub al-Khali e del Dhofar.

Uniche partenze di gruppo con voli di linea Lufthansa o Swiss da Milano e Roma il 23 novembre, 26 dicembre e 15 marzo 2014, pernottamenti in confortevoli hotel e tenda con pensione completa, accompagnatore italiano, quote da 2.690 euro in doppia.

All’esplorazione del Rub al-Khali Viaggi Levi – specialista sulla destinazione Oman – dedica anche un altro itinerario di 15 giorni.

Giulio Badini

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