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Corea del Nord, un popolo prigioniero di un’utopia politica

 

Spesso di una nazione si dice, esagerando un po’, che è unica al mondo. Nel caso della Corea del Nord si tratta della pura verità. Non si può certo sostenere che questo paese, di cui conosciamo abbastanza poco e non per colpa nostra, goda di buona fama: quando se ne parla è sempre in negativo, dagli esperimenti atomici alle minacce e agli scontri armati con il sud, dalle morti per fame alle catastrofi naturali, e non troverete nessuno che ci sia stato perché si tratta dello stato più blindato e chiuso in sé stesso in assoluto, del tutto turisticamente inaccessibile fino a ieri, oggi con notevoli difficoltà e parecchie limitazioni. Grande un terzo dell’Italia e con 23 milioni di abitanti, occupa la metà settentrionale della penisola coreana, confinando a nord con la Siberia russa e la Cina, a sud con la Corea democratica da una linea di demarcazione militare lunga 250 km e larga 5, affacciato ad ovest sul Mar Giallo e ad est sul Mare del Giappone; per tre quarti montuoso, presenta estese foreste e vulcani alti fino a 2.744 m, con appena il 18 % del terreno produttivo ma ampie ricchezze minerarie e idroelettriche. Il clima è continentale, con inverni gelidi. La sua storia parte molto da lontano, con un regno ben strutturato già nel III millennio a.C., ma per secoli ha subìto l’influenza economica e culturale da parte della Cina, poi del Giappone che lo ha occupato nella prima metà del secolo scorso. Le vicende più significative partono però dal 1945, con la liberazione dal duro giogo giapponese, la spartizione della Corea in due parti – il nord sotto un regime marxista-leninista appoggiato da Urss e Cina, il sud democratico appoggiato dagli Usa – poi nel 1950 tre anni di guerra tra nord e sud con almeno un milione di vittime e due nazioni distrutte, fino all’armistizio del 1953 che sancisce il confine sul 38° parallelo. Da allora al nord vige uno dei regimi comunisti più autoritari in assoluto, totalmente chiuso all’esterno, autartico e esasperatamente nazionalista, con un culto della personalità per il Grande Leader Kim Il Sung – presidente eterno deificato nonostante sia morto nel 1994 – da far impallidire quello di Stalin e di Mao dei bei tempi. Una falsa e invereconda dittatura del proletariato, dove a star bene sono soltanto la ristretta oligarchia politica e militare, mentre il popolo muore letteralmente di fame e la minima critica manda dritti nei campi di lavori forzati senza neppure un processo. Organismi neutrali attestano la violazione sistematica dei più elementari diritti umani, con torture e pene capitali in pubblico, e una atavica denutrizione diffusa con il maggior tasso di malnutrizione al mondo: un bimbo nordcoreano di 7 anni pesa in media 10 kg e 20 cm in meno rispetto ad un coetaneo del sud. Nonostante i massicci aiuti stranieri, il cibo risulta infatti contingentato in misura insufficiente, salvo che per la classe dirigente, con un quinto della popolazione affetta da malnutrizione acuta e due terzi cronica. La fame, e la mancanza di ogni altro bene materiale, come arma di controllo politico e di sottomissione al regime. In compenso la Corea del Nord destina il 20 % delle risorse per le spese militari, comprese quelle atomiche, per mantenere il maggior esercito del mondo dopo quello cinese (un milione di effettivi e 4 di riservisti, un quarto degli abitanti). In teoria lo stato, oltre alla casa e al lavoro, garantisce l’istruzione e la sanità, ma le classi fino a 50 alunni dedicano più tempo alle parate militari che allo studio e gli ospedali fatiscenti mancano di tutto ed operano senza anestesia. Ovviamente tutto è proprietà dello stato, niente internet e cellulari, radio e televisione solo con canali governativi, censura sulla stampa, le città spente di notte e traffico fermo la domenica per risparmio energetico, le case senza riscaldamento. Nessun tipo di svago o divertimento in una società estremamente austera, dove le persone non parlano per paura delle onnipresenti spie e severe pene per un non nulla. Qualcuno ha paragonato i nordcoreani ai pesci nati in un acquario, che ignorano l’esistenza di mari e oceani e pensano di vivere nel miglior mondo possibile. L’orientalista di sinistra Terenzio Terzani sosteneva che essere riusciti a convincerli di vivere, per assoluta mancanza di confronti, in un Paradiso costituisse il maggior successo del regime locale. La convinzione è di conquistare prima o poi la democratica Corea del Sud, i fratelli separati, una delle nazioni con i migliori parametri economici e sociali del pianeta.

Perché, anche ora che è possibile, un turista occidentale dovrebbe ambire a visitare la Corea del Nord ?  Non certo per i monumenti storici, la natura incontaminata e i paesaggi bucolici, che pure ci sono, ma piuttosto per toccare con mano le aberranti conseguenze a cui possono portare l’esasperazione delle utopie politiche e la mancanza di democrazia. Qui a colpire sono la fame scolpita sul volto delle persone vestite tutte in abiti militari, il fanatismo riconoscente verso una classe dirigente che li ha resi schiavi, le oceaniche sfilate e i saggi ginnici di orgoglio nazionalistico, i colossali monumenti ai ricordi bellici, le onnipresenti statue dedicate al leader carismatico Kim Il Sung, al suo grigio successore Kim Jong Il e al novello Kim Jong-un. La capitale Pyongyang, 3 milioni di abitanti, costituisce il cuore del potere espresso da giganteschi monumenti al regime e enormi alberghi semivuoti o incompleti, perché mancano turismo e businnes; grandi strade vuote senza alcun traffico, inutilmente presidiate da impettite vigilesse per pochi filobus spesso fermi per mancanza di corrente. Nel paese autostrade senza macchine, camion di militari e schiere di contadini nei campi collettivi. I turisti possono muoversi solo su itinerari prestabiliti e accompagnati da poliziotti, senza alcun contatto diretto con la gente. Un solo prodotto come souvenir, oltre agli emblemi politici: l’insam selvatico, il miglior ginseng in assoluto.

L’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi”  sempre alla ricerca di destinazioni inusuali per i suoi itinerari di scoperta culturale, è uno tra i primi a proporre in Corea del Nord un tour di 11 giorni dedicato agli aspetti più salienti del paese. Partenze mensili di gruppo aprile a settembre 2013 con voli di linea da Milano e Roma via Pechino, pernottamenti in hotel a 4 e 5 stelle con pensione completa, accompagnatore dall’Italia, quote da 3.860 euro in doppia.

Traffic police, Pyongyang, North Korea

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